L'assurda lotta fra psicoterapia e psicofarmaci.

L’assurda lotta fra psicoterapia e psicofarmaci.

Provo a mettermi nei panni di un paziente mediamente sofferente, di quelli che spesso arrivano da anni di malessere e sicuramente hanno visto più di un dottore e provato più di una cura. Cosa mi direbbe, se partissi dal presupposto che la psicoterapia è meglio dei farmaci?

Tipicamente, una persona abituata a curarsi con farmaci tende a trarne beneficio, anche quando ha sviluppato una forma di legame o di dipendenza. L’abitudine a regolare i propri stati psichici con l’uso di farmaci – oppure anche alcool o sostanze – non può essere abbandonata o eliminata bruscamente, e soprattutto va considerata nel quadro dell’intera situazione della persona.

Se poi guardiamo le cose dall’osservatorio di situazioni appena più gravi di un medio disagio esistenziale, l’uso di  psicofarmaci – ma anche di alcool e sostanze – spesso è necessario perché la persona sia in grado di affrontare il trattamento psicologico.

Nel caso di utilizzo improprio di farmaci, l’obiettivo più ragionevole è riuscire a gestire la situazione clinica nel suo complesso, tenendo conto anche dei farmaci e del rapporto che il paziente ha con essi, per raggiungere un punto di equilibrio preferibilmente più sano di quello iniziale.

Credo che ogni contrapposizione farmaci-psicoterapia, come se psicoterapia e farmaci fossero due alternative inconciliabili, con addirittura la pretesa che la psicoterapia sia migliore sempre e comunque, sia un approccio inappropriato alla realtà quotidiana della sofferenza umana.

E questo, senza nulla togliere all’importante ruolo della cura psicologica. La cura psicologica è insostituibile e peculiare rispetto al tradizionale approccio alla cura della malattia, perché allarga il campo alla cura della persona in un senso molto più ampio, che che tiene conto del vissuto personale, dello stato esistenziale, del contesto di vita e delle relazioni.

Lo psicologo interviene quando esistono situazioni di ampia complessità psicosociale, che nessun altro ha gli strumenti mentali e professionali per gestire.

In questa logica, il farmaco è solo uno degli elementi da prendere in considerazione – senza preconcetti ideologici – per progettare un dispositivo ambientale di presa in carico.