Portia Nelson | Autobiography in Five Short Chapters
Cap. I I walk down the street. There is a deep hole in the sidewalk. I fall in. I am lost … I am helpless. It isn’t my fault. It takes me forever to find a way out.
Cammino per la strada. C’è una buca profonda nel marciapiede. Ci cado dentro. Sono perso… disperato. Non è colpa mia. Mi servirà un’infinità per trovare una via d’uscita.
Cap. II I walk down the same street. There is a deep hole in the sidewalk. I pretend I don’t see it. I fall in again. I can’t believe I am in the same place. But, it isn’t my fault. It still takes a long time to get out.
Cammino per la strada. C’è una buca profonda nel marciapiede. Fingo di non vederla. Ci cado ancora. Non posso credere di essere nello stesso posto. Ma, non è colpa mia. Ci metto ancora molto tempo per uscire.
Cap. III I walk down the same street. There is a deep hole in the sidewalk. I see it is there. I still fall in … it’s a habit. My eyes are open. I know where I am. It is my fault. I get out immediately.
Cammino per la stessa strada. C’è una buca profonda nel marciapiede. Vedo che è lì. Ci cado ancora… è un’abitudine. I miei occhi sono aperti. So dove sono. E’ colpa mia. Esco immediatamente.
Cap. IV I walk down the same street. There is a deep hole in the sidewalk. I walk around it.
Cammino per la stessa strada. C’è una buca profonda nel marciapiede. Ci giro attorno.
Lo sviluppo intellettivo nel bambino segue ritmi e velocità individuali, che sono influenzati da fattori genetici e dagli stimoli ambientali.
Alcuni bambini hanno inevitabilmente ritmi molto più rapidi della media dei coetanei, e quindi raggiungono livelli di sviluppo intellettivo più avanzato, anche di due o tre anni, rispetto agli amici e ai compagni di classe.
Molti paesi del mondo riservano alla precocità intellettiva speciali programmi educativi: Israele, Francia, Russia e Stati Uniti da molti anni si occupano delle precocità intellettive in modi diversi, ma finalizzati all’individuazione dei bambini dotati (gifted) e a favorire i loro speciali ritmi di crescita.
Da una ricerca inglese, la notizia che oltre due ore al giorno di TV causerebbero “disturbi psicologici” nei bambini.
La ricerca in originale è ovviamente introvabile, ma l’intervista al Giornale di Vicenza è l’occasione per qualche considerazione sull’argomento…
Il Canto della Cicogna Maternità e professione ai tempi della crisi (di pensiero)
Il problema di conciliare vita familiare e professionale non è certamente esclusivo della nostra categoria; ma essere per l’80% donne implica che questo problema sia necessariamente in primo piano.
Un uomo tende a sottovalutare quanto accade quando gravidanza e maternità interrompono la continuità della carriera professionale, perchè nel nostro caso la nascita di un figlio è un evento che influenza il lavoro, ma non lo interrompe. Nel caso delle colleghe, la situazione è invece radicalmente diversa. Get the whole story »
Un intervento di Pierluigi Policastro, psicologo psicoterapeuta, segretario dell’Ordine Psicologi Veneto, su un caso di omicidio e suicidio avvenuto in Veneto.
“L’iconografia greca, di tutta l’arte cristiana raffigurante le forme esteriori di esseri sacri, a me sembra essersi imposta il compito più alto e arduo. Ciò non significa, mi affretto a dire, che voglio paragonare sfavorevolmente gli affreschi di Michelangelo in Vaticano con i peggiori sgorbi settecenteschi su tavola in una cappella al margine della strada in Etolia, né in verità con le altre opere dell’Oriente, se non le più nobili (e tenendo, allora, il debito conto della cronologia). Non è questione di bravura tecnica o di bellezza intrinsceca o di genio plastico. Ciò che intendo è questo: nell’impresa, condannata in partenza al fallimento, di indicare in termini visibili il mistero insondabile della Divinità, i pittori greci di icone hanno scelto la strada più difficile. Hanno cercato di accedere allo spirito non per le vie facili della passione, ma tramite l’intelletto.”
(p.298)
“<Farà bene a stare attento, se va su ad Anavriti> ammonì il giovane barbiere con un sinistro schiocco di forbici. Le tuffò in un’altra manciata di capelli impastati di polvere. Il trac dell’amputazione, e un’altra ciocca si aggiunse al cerchio di detriti incolori per terra. Riflessa nello specchio di fronte, la testa emergente dal lenzuolo si rimpiccioliva a vista d’occhio. Già la sentivo qualche libbra più leggera. <Sono gente stramba>”
(p.15)
Aisha, giovane psicologa poco più che trentenne, dopo il successo del suo primo libro, è tornata tra noi alla ricerca de “Lo psicologo che non ti aspetti”. In questo “manuale di sopravvivenza” per giovani psicologi, la nostra Aisha, viaggiando per mezza Italia, ha raccolto dal vivo le piccole grandi storie di successo professionale dei suoi colleghi, per mostrare che, per quanto faticoso, è ancora possibile costruire una professionalità soddisfacente per sé e per gli altri, con grande perseveranza, molto entusiasmo e… qualche piccolo trucco! Aisha, infatti, offrirà ai lettori in modo chiaro e immediato tutti gli elementi caratteristici e le peculiarità che hanno permesso ai colleghi intervistati di “farcela”, trasformando questo libro in uno strumento duttile da cui distillare spunti, idee e consigli per esercitare il mestiere per il quale si è studiato.
AISHA PROXIMA è uno pseudonimo collettivo dietro cui si cela un gruppo affiatato di psicologi appartenenti all’associazione AltraPsicologia, nata per promuovere, difendere e tutelare la professione dello Psicologo. Il suo primo libro, dal titolo “Sognavo di essere Freud (mi sono svegliata Willy il Coyote)” è stato pubblicato nel 2007.
In questo libro, contributi di: Luigi D’Elia, Felice Torricelli, Federico Zanon, Carlotta Longhi, Mauro Grimoldi, Nicola Piccinini, Umberto Lamberti, Chiara Santi